Antefatto. Il 27 agosto 2026 il deputato di AVS Francesco Emilio Borrelli, insieme al medico Raffaele Scarpato e a un gruppo di manifestanti — Repubblica’ parla di circa 200 persone, dato che non risulta però verificato da un conteggio indipendente — è entrato senza acquistare il biglietto nello stabilimento Bikini di Vico Equense per raggiungere il mare. I gestori non hanno impedito l’ingresso; dopo un breve confronto con Riccardo Scarselli, gestore del lido, Borrelli e i partecipanti hanno raggiunto la spiaggia e fatto il bagno, mentre lo stabilimento riprendeva la scena anche con un drone.
Per chi ama la sintesi, questa è la questione come la vedo io. Borrelli difende un principio giusto: chi gestisce una spiaggia demaniale in concessione non può impedire il libero e gratuito accesso al mare a chi vuole soltanto raggiungere la battigia e fare il bagno. Lo dice espressamente la legge. Ma da questo principio non discende né il diritto di occupare gratuitamente la spiaggia dello stabilimento, né quello di stendersi nella fascia destinata al libero transito, né soprattutto il diritto automatico di attraversare qualsiasi proprietà privata che si trovi tra la strada e il demanio. Sul caso specifico del Bikini, senza concessione, planimetrie, titoli di proprietà, eventuali servitù e fascicolo completo delle vecchie cause, molte affermazioni categoriche sono semplicemente premature.
Per chi vuole approfondire solo un po’. La manifestazione organizzata al Bikini da Francesco Emilio Borrelli ha riportato al centro una questione sulla quale, almeno nel principio generale, c’è poco da discutere. Il mare è accessibile a tutti e uno stabilimento balneare non può chiedere un biglietto a chi vuole semplicemente attraversare l’area demaniale in concessione per raggiungere la battigia e fare il bagno. Lo dice la legge.
L’articolo 1, comma 251, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevede infatti per i titolari delle concessioni demaniali marittime «il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione».
Il successivo comma 254 attribuisce inoltre a Regioni e Comuni il compito di individuare modalità e varchi necessari affinché questo diritto sia effettivamente esercitabile.
Fin qui Borrelli difende quindi un principio corretto.
Il problema nasce quando dal principio giuridico si passa al messaggio pubblico, assai più semplice e assai più largo: “il mare è di tutti, quindi possiamo entrare e stare dove vogliamo”.
Questo, giuridicamente, non è vero.
La concessione demaniale non rende privata la spiaggia, ma attribuisce al concessionario un diritto di utilizzazione esclusiva dell’area nei limiti stabiliti dall’atto concessorio. Chi attraversa lo stabilimento gratuitamente può raggiungere il mare; ciò non significa che possa installarsi gratuitamente nell’area attrezzata, stendere l’asciugamano tra gli ombrelloni o utilizzare senza corrispettivo gli spazi oggetto della concessione.
E c’è un’altra confusione frequente. Si sente spesso dire che “la battigia è libera” e quindi sarebbe possibile sistemarsi lì con asciugamani e ombrelloni. Nemmeno questo è esatto.
La battigia, propriamente detta, è la zona interessata dal moto delle onde. A essa si aggiunge normalmente una fascia di arenile prospiciente il mare che le ordinanze balneari e la disciplina locale destinano al libero transito. In Campania, come in molte altre zone, si parla normalmente di una fascia di cinque metri.
“Libero transito” non è interpretabile a piacere, né può diventare “spiaggia pubblica” o “spiaggia privata gratuita”.
Quella fascia deve rimanere sgombra per consentire il passaggio delle persone e, soprattutto, per ragioni di sicurezza e soccorso. È una regola che vale anche nelle spiagge libere: il fatto che un arenile sia pubblico non autorizza il primo arrivato a occupare stabilmente proprio lo spazio che deve restare disponibile per tutti.
Per il Bikini, che conosco, queste osservazioni sono assolutamente calzanti. In una piccola insenatura, dove tra gli ultimi ombrelloni e il mare restano pochi metri, anche la differenza tra passare e fermarsi smette di essere una sottigliezza giuridica.
Ma il punto giuridicamente più interessante della vicenda Bikini potrebbe essere un altro: che cosa accade se per arrivare alla spiaggia demaniale bisogna attraversare una proprietà realmente privata?
Prima di rispondere chiarisco: non so nulla di denunce, carte processuali e dati catastali, né conosco le vicende giudiziarie e legali che interessano il Bikini e la famiglia Scarselli. Sto ponendo una questione del tutto astratta, che potrebbe avere applicazione pratica in questo o in altri casi, se e solo se fossero verificate determinate condizioni, ovvero se per arrivare alla spiaggia demaniale in concessione, al fine di raggiungere il mare, fosse necessario attraversare una proprietà privata. Al momento non so dire se questo sia il caso del Bikini.
Ebbene, se si dovesse attraversare una proprietà privata il discorso cambierebbe completamente.
La legge del 2006 garantisce il libero accesso attraverso l’area demaniale concessa. Non crea, per magia, una servitù di passaggio su qualunque proprietà privata si trovi tra la strada pubblica e il mare.
La proprietà privata è tutelata dall’articolo 42 della Costituzione e dal codice civile. Perché il pubblico abbia diritto di attraversare un fondo privato deve esistere un titolo giuridico che lo consenta: per esempio una servitù di uso pubblico, una servitù convenzionale, un vincolo derivante dalla concessione, un provvedimento amministrativo legittimamente costituito oppure altra situazione giuridica equivalente.
Sto dicendo che, se ci sono due aree, il diritto di attraversare gratuitamente l’ultima area non basta, da solo, a dimostrare il diritto di attraversare anche la prima, nemmeno in caso di concessione demaniale.
Può naturalmente accadere che quel passaggio sulla proprietà privata sia gravato da una servitù pubblica. Può essere previsto dalla concessione. Può derivare da atti amministrativi precedenti. Può essersi costituito attraverso altri istituti riconosciuti dall’ordinamento. Ma bisogna dimostrarlo.
Disclaimer di buonsenso: non essendo un esperto in materia, mi piacerebbe su questo punto ricevere le opinioni qualificate di avvocati e altri giuristi, che invito a scrivere nei commenti cosa ne pensano e ringrazio da subito. 🙏
La vicenda del Bikini è specifica e, vista l’incertezza sui fatti, la cautela inviterebbe ad abbandonare certi giudizi sommari, soprattutto sui social media. Anche perché danneggiano inutilmente un operatore economico del territorio.
Sappiamo che in passato il dottor Raffaele Scarpato venne denunciato per violazione di domicilio dopo essere entrato al Bikini sostenendo il proprio diritto di raggiungere gratuitamente il mare; e che venne assolto, prima dal Tribunale e poi in appello. È un elemento rilevante, ma non possediamo il fascicolo completo di quel procedimento, né le motivazioni integrali delle decisioni, né sappiamo esattamente quale percorso, quali particelle e quali titoli giuridici siano stati oggetto dell’accertamento.
E, soprattutto, quella sentenza potrebbe non essere dirimente rispetto alla domanda che oggi interessa.
Un’assoluzione dall’accusa di violazione di domicilio non equivale automaticamente all’accertamento definitivo dell’esistenza di una servitù pubblica su ogni metro dell’eventuale proprietà privata attraversata. Dipende dal capo d’imputazione, dai fatti contestati e soprattutto dalla motivazione della sentenza.
Per capire davvero come stanno le cose al Bikini servirebbero un bel po’ di cartuscelle che non abbiamo, tra cui almeno: la concessione demaniale con la relativa planimetria, i confini catastali delle proprietà private e demaniali, gli eventuali titoli di servitù o di uso pubblico e, naturalmente, gli atti completi del vecchio procedimento giudiziario.
E veniamo all’equivoco: “Il mare è di tutti”, una frase vera ma che può significare tutto e niente.
Perché il diritto difficilmente lo comprimi in uno slogan.
Bisogna prestare attenzione al significato delle parole.
“La spiaggia demaniale resta demaniale anche quando viene concessa a un privato e l’accesso alla battigia deve essere garantito gratuitamente”.
È vero, come è vero che:
- una concessione non è una spiaggia libera;
- una fascia destinata al transito non è uno spazio da occupare con asciugamani e ombrelloni;
- una proprietà privata non cessa di essere privata soltanto perché dietro di essa c’è il mare.
E quindi: vogliamo difendere un diritto? Bene. Ma prima dobbiamo definire correttamente quale diritto stiamo difendendo. Altrimenti prendiamo in giro le persone.
Quando dal popolo di Borrelli si alzano voci del tipo: “Siamo solo all’inizio. Dobbiamo liberare le spiagge dai signorotti”. Ebbene, la sensazione è che non si stia difendendo il diritto ad accedere alla battigia. Sempreché, come detto, tutti abbiano capito che la battigia non è la striscia di sabbia davanti al mare, dove stendere l’asciugamani e intrattenersi.
Su Facebook leggo commenti discutibili, di seguito estraggo solo alcune parole:
Tizio.: “Puoi sostare sulla battigia entro i 5mt.”
Caia.: “Ladri autorizzati.”
Sempronio: “Specificate che siete aperti solo per i servizi…. Il mare e la spiaggia sono liberi e non di vostra proprietà!”
Un tale: “Lasciare libera la spiaggia ai cittadini è un dovere di tutti i stabilimenti balneari ricordatelo.”
C’è chi prova a spiegare: “Si entra per uscire nella fascia di libero transito, non sosta.”
Ma subito viene zittito: “Il solito profilo del senzapalle bikiniano…. Però anche se nascosto come un codardo hai torto marcio lo stesso. Chi scende può fare quello che vuole, il bikini gestisce solo i servizi, non è proprietario di nulla. Chi scende FA QUELLO CHE VUOLE!”
E un altro incalza: “Ora DOVETE andare proprio per sfregio a chi vi ha privati di questo diritto per tanti anni. Ma anche così, tanto per innervosirli.”
Io non so se il Bikini abbia fatto abusi – la regola è che, se non lo sai, nemmeno lo ipotizzi – ma non è di questo che sto parlando. Qui si parla di diritto di transito alla battigia, non di altro.
Vedo disinformazione, livore e una forma di invidia mista a voglia di riscatto sociale. Se penso alla situazione delle concessioni in Italia comprendo il disagio.
Anche io sono incazzato per i tanti soprusi, grandi e piccoli, che subiscono le persone. Ma mi sforzo di restare razionale e moderato, evitando generalizzazioni e semplificazioni.
E dunque: il Bikini ha commesso abusi? Se sì, li cessi e paghi le conseguenze amministrative e di ogni tipo. Ci sono sedi opportune per questo.
Sono stati violati diritti? Se sì, li si identifichi con precisione e non si prendano in giro i cittadini, suggerendo loro l’imminente avvento di una rivoluzione del Popolo per la presa delle spiagge.
Qualcuno ha già titolato La presa della battigia.
Per la cronaca, alcune sortite di Borrelli sono assolutamente condivisibili: inferriate in stile Alcatraz, bambini paganti e parcheggi abusivi, solo per fare alcuni esempi.
Queste situazioni, tuttavia, non giustificano la tendenza a semplificare e generalizzare.
Visto il tenore delle reazioni, vale la pensa chiedersi quale sia il vero obiettivo di questa intensa attività di denuncia pubblica: si vogliono davvero ristabilire diritti negati ai cittadini, quali ad esempio il libero transito alla battigia, oppure il fine è un altro?
NOTE
(1) https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/08/27/news/vico_equense_al_bikini_in_200_senza_biglietto_il_mare_e_di_tutti-425550131/