Sul tavolo una cartellina aperta con un foglio dattiloscritto.
Nella stanza sono in tre.
Una donna e un uomo discutono a bassa voce.
Più indietro un altro uomo, seduto nell’ombra, ascolta.
Howard
E poi c’è il fronte interno…
Moore
Ma fammi il piacere, quale ricatto simbolico!
“Non mi sento più obbligato alla pace”?
E poi la cosa dell’iperbole infantile, ma dai.
“Ho fermato più guerre di quante pensiate”. Beh?
Si era detto linguaggio performativo.
Con una punta di coercizione.
Non ci serve una risposta razionale.
Saturazione cognitiva.
Gli sottrai il tempo della sedimentazione, lo spazio della risposta razionale, la possibilità di coordinarsi.
Lo abbiamo sempre fatto.
Amelia Moore si volta verso Reed.
Fa una breve pausa.
Moore
È perfetto.
In linea, Signore.
Riorienta le agende, li costringe a reagire.
Fa perdere tempo e risorse.
Howard
Sembra dire: “Quanto posso spingermi ancora oltre, prima che…”.
Potrebbe essere letto come un sondaggio.
Moore
Certo che è un sondaggio.
Reed fa un cenno a Moore.
Howard tace.
Moore
Stabilisce la Sua centralità assoluta.
Nessun attore internazionale parla senza passare da Lui.
Paesi europei, UE, NATO vengono messi l’uno contro l’altro.
Niente trattati. Rapporti di forza diretti.
Nessun tabù.
Sul fronte interno non dobbiamo convincere, ma disciplinare.
C’è un uomo al comando.
Nessuno deve dare nulla per scontato.
Non possiamo cedere di un passo.
Mostrare debolezza.
Usiamo pace, sicurezza e commercio come leve.
L’Europa è già ai margini.
Si sta logorando.
Poi si volta verso Howard.
Moore
Soprattutto: basta argomentare, convincere, spiegare.
Lui AGISCE.
Howard
Nell’attuale contesto geopolitico, considerate le tensioni in Europa, Asia e Sud America…
Reed
Come sta la tua famiglia, Robert?
Howard
Molto bene, Signore. Grazie.
Mia figlia, la più piccola, mi ha dato il quarto nipote.
È maschio.
Reed
Mi fa piacere. Moore, puoi lasciarci soli?
Moore lascia la stanza.
Reed e Howard restano da soli.
Howard
Cosa c’è che non va, Andrew?
Reed
Ti ricordi quella volta che portammo George Bush a pescare, nel ’91?
Hai ancora quella casa nel Maine?
Howard
Sì, il 1991.
Fu una tua trovata.
La casa c’è ancora.
È a Bar Harbor.
Una volta all’anno vado a pescare l’astice.
È la tradizione.
Non girarci intorno.
Reed
Amelia Moore non vale la falange del mignolo della tua mano sinistra.
Ha qualcosa da dare alla causa.
Qualcosa che tu non potrai mai dare, perché non l’hai.
Howard
Ho sempre dato tutto al mio Paese.
Reed
Lo so.
Sei una persona di immenso valore. Un patriota.
Ti ho sempre riconosciuto una rara lucidità di pensiero.
Sei l’uomo più acuto e intelligente che conosca.
Mi addolora dirlo, ma l’America non ha più bisogno di te.
Di questo.
Il mondo va in un’altra direzione.
Qui stai buttando via la vita che ti resta.
Il Nobel non c’entra.
Quanti anni hai, settanta?
Howard
Settantuno, due meno di te.
Reed resta in silenzio.
Reed
Non sono te.
Poggia una mano sull’amico di una vita.
Poi esce dalla stanza.