A volte la satira serve solo a far ridere.
Altre volte riesce a fotografare una verità politica meglio di molti editoriali.
È il caso di un meme pubblicato dalla pagina satirica Feudalesimo e Libertà, che da anni commenta l’attualità italiana con il suo linguaggio volutamente grottesco e medievaleggiante.
(che io adoro!! 😍⚔️🏰)
L’immagine è semplice.
Da una parte compare Giorgia Meloni, tratta dal video di circa quattordici minuti con cui il Presidente del Consiglio ha spiegato direttamente ai cittadini la riforma oggetto del referendum.
Sotto la sua immagine si legge:
“All’appello per il Sì”
Dall’altra parte compare invece Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, accompagnato dalla scritta:
“e a quello per il No”.
Sotto le due immagini, la battuta conclusiva della pagina:
“ego prediligo lo appello di Clermont”.
Già così fa ridere.
Renzi direbbe: “a genius!”.
Il riferimento è ovviamente all’Appello di Clermont del 1095, con cui papa Urbano II lanciò la prima crociata.
Come spesso accade nella satira migliore, il meccanismo è semplice ma il risultato è molto più interessante della battuta stessa.
Perché in quella composizione visiva c’è un dettaglio che colpisce immediatamente: il confronto non è tra due leader politici.
(O forse sì.)
Da una parte c’è il capo del governo.
Dall’altra non compare un leader dell’opposizione: né Elly Schlein, né Giuseppe Conte, né altri esponenti politici.
Al loro posto c’è un giornalista.
Ed è proprio questo il punto interessante.
La gerarchia reale svelata: il centro della mobilitazione
Formalmente l’opposizione italiana ha dei leader politici.
E partiti, segretari, capigruppo, candidati.
Eppure, nella rappresentazione intuitiva proposta dalla satira, il volto che incarna il fronte del No non è nessuno di questi.
È Marco Travaglio.
Naturalmente non è un’investitura ufficiale, né una leadership politica in senso classico.
Ma la scelta della satira non è casuale.
È il riflesso di una percezione diffusa: la sensazione che, almeno su alcune battaglie politiche, il centro della mobilitazione non stia nei partiti ma altrove.
Il nodo dell’ecosistema narrativo
In un sistema politico tradizionale lo schema sarebbe stato quasi automatico: governo contro opposizione, leader contro leader, partito contro partito.
La satira invece propone un’altra rappresentazione:
da un lato la politica istituzionale, dall’altro un attore dell’informazione.
È la fotografia di un fenomeno comunicativo che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: la centralità di alcuni attori mediatici nella costruzione e nella mobilitazione del consenso politico.
Nel sistema informativo italiano alcune figure non svolgono soltanto il ruolo di commentatori o editorialisti.
Diventano veri e propri nodi di un ecosistema narrativo.
✅ Stabiliscono il quadro interpretativo dentro cui gli eventi vengono letti.
✅ Selezionano i temi che diventano centrali nel dibattito pubblico.
✅ Offrono al pubblico una chiave morale e politica attraverso cui valutare ciò che accade.
In questo senso il giornalista – o almeno questo tipo di giornalista – non è più soltanto un osservatore privilegiato.
Diventa un attore della dinamica politica.
Il ruolo dell’informazione militante
Il caso di specie è particolarmente interessante perché Travaglio da anni occupa una posizione molto riconoscibile nello spazio pubblico.
I suoi editoriali, le sue apparizioni televisive e i suoi interventi sui social funzionano spesso come materiale di mobilitazione per una parte del pubblico.
Non si tratta soltanto di informazione o commento.
È una narrazione che contribuisce a:
➕ costruire il frame interpretativo degli eventi
➕ individuare i bersagli polemici
➕ definire i confini morali del dibattito
In questo senso la comunicazione politica non passa solo attraverso i partiti o i leader istituzionali.
Si sviluppa anche attraverso un ecosistema più ampio, dove media, opinion leader e comunità online interagiscono e si rafforzano a vicenda.
Qui il vecchio giornalista, che osservava e raccontava la politica, lascia il posto a una nuova figura, che diventa uno dei nodi principali attraverso cui la politica viene raccontata, interpretata e mobilitata.
La satira di Feudalesimo e Libertà coglie proprio questo aspetto.
Nel loro meme il “leader” dell’appello per il No non è un politico, ma il rappresentante di un sistema di informazione fortemente identitario e militante.
Va precisato che Travaglio non opera in un solo spazio mediatico.
La sua influenza si muove tra il giornale che dirige, una presenza televisiva costante nei talk show, l’ecosistema digitale fatto di social; e altre testate e figure dell’informazione che parlano spesso alla stessa platea.
È quindi un esempio di come oggi la narrazione politica si costruisca dentro un sistema che attraversa stampa, televisione e piattaforme online.
Una trasformazione della politica
Il meme di Feudalesimo e Libertà è interessante perché suggerisce una domanda più ampia:
perché il volto dell’opposizione è un attore mediatico e non un leader politico?
Una possibile risposta riguarda la trasformazione del modo in cui oggi si costruisce il consenso.
Per gran parte del Novecento i partiti erano strutture solide che avevano una storia, un’organizzazione territoriale, una comunità politica stabile, una leadership riconosciuta.
La mobilitazione passava attraverso quelle strutture.
Oggi il meccanismo è diverso.
Il consenso si costruisce sempre più spesso dentro ecosistemi comunicativi che collegano informazione, televisione, piattaforme digitali, comunità online.
In questo sistema il potere non è solo di chi guida un partito; ma è, anche e soprattutto, di chi definisce la narrazione e mantiene attiva la comunità.
Il leader e l’infrastruttura
Il discorso va oltre Travaglio: riguarda il rapporto tra leader politici e infrastrutture comunicative.
Un tempo il leader mobilitava direttamente il suo partito.
Oggi spesso la mobilitazione passa attraverso media, influencer politici, comunità digitali, reti di commentatori e attivisti.
Il leader senza questa infrastruttura fatica a mantenere attenzione e mobilitazione.
E questo vale per tutti.
Dal contenuto alla sua narrazione
C’è poi un altro dettaglio interessante.
Il meme nasce dopo il video con cui Giorgia Meloni ha scelto di spiegare direttamente ai cittadini la riforma oggetto del referendum.
Un video lungo, quasi quattordici minuti, costruito con un tono molto lineare: niente slogan aggressivi, nessun attacco diretto agli avversari, ma una spiegazione rivolta a tutti i cittadini.
Eppure, come spesso accade nel sistema mediatico contemporaneo, molti commenti sul video sono arrivati senza che il contenuto fosse davvero mostrato o discusso nel dettaglio.
Il dibattito pubblico tende sempre più spesso a spostarsi dal contenuto originale alla narrazione sul contenuto.
Si commenta ciò che è stato detto prima ancora che il pubblico abbia avuto modo di vederlo o ascoltarlo direttamente.
In questo meccanismo il ruolo degli intermediari diventa decisivo.
Qualunque narratore militante, inoltre, ha sempre le mani più libere rispetto a un leader politico, che ha responsabilità legate al ruolo che ricopre.
Chi controlla il racconto degli eventi finisce inevitabilmente per influenzarne anche la percezione.
Cosa dice davvero il meme
Naturalmente il meme di Feudalesimo e Libertà nasce con un intento comico.
Il linguaggio medievale, l’ironia sulle crociate e il tono volutamente grottesco fanno parte dello stile della pagina, che negli anni ha costruito una satira trasversale e spesso sorprendentemente arguta.
Come spesso accade con la buona satira, poi, s’intravede anche un’intuizione.
La politica contemporanea non si gioca più solo tra leader e partiti, ma si gioca dentro ecosistemi comunicativi complessi, dove informazione, narrazione e mobilitazione si intrecciano.
In questo scenario può accadere che il volto percepito come guida di una battaglia politica non sia un segretario di partito.
Ma il nodo mediatico che quella battaglia la racconta, la interpreta e la alimenta.
Se questo è vero, la domanda non riguarda soltanto l’opposizione.
Riguarda tutta la politica italiana.
Perché, prima o poi, anche i partiti tradizionali – a destra e a sinistra – dovranno fare i conti con la stessa trasformazione.
Che si può descrivere con tre frasi:
- In un sistema dominato dalle piattaforme e dalle comunità digitali, la leadership non basta più, serve un ecosistema.
- In questi ecosistemi la mobilitazione nasce intorno a una narrazione in divenire (es. un nodo, un attore della dinamica politica).
- Tutte le storie hanno bisogno di simboli, cause per cui combattere e figure a cui ispirarsi (eroi).