C’è un tempo in cui tutto deve essere chiaro, semplice, immediato. Perentorio. Un tempo in cui il “dipende” è visto come un difetto e il contesto è una complicazione inutile. Un tempo in cui la promessa di granitiche certezze cancella il ricordo sbiadito di un vezzo sinistro: la probabilità – si dica senza rimpianti – può produrre effetti indesiderati. E la complessità è un essere mitologico a tre teste, con un cartello al collo: nuoce gravemente alla salute.
Flusso di senso.
Cosa resta all’uomo?