Lettera aperta al dott. Nicola Gratteri

Punto di vista

Dottor Gratteri,
lei ha detto, dopo il caso Palamara, che tutti i magistrati coinvolti avrebbero dovuto dimettersi. Ha detto, nel 2021, che la madre di tutte le riforme era il sorteggio puro al CSM, “a costo di cambiare la Costituzione”. Lo ha ripetuto in sedi istituzionali, lo ha detto nei libri, lo ha detto in televisione. Non erano opinioni buttate lì: erano parole di un uomo che conosce dall’interno il sistema e ne aveva visto le marcescenze.

Poi è arrivata questa riforma, e lei si è schierato per il No. Le sue obiezioni tecniche sul meccanismo del sorteggio, filtrato dal Parlamento, quindi non puro, non erano prive di fondamento. Ma il modo in cui le ha espresse, con quella storia degli indagati e dei massoni, non era all’altezza del suo ruolo né della sua storia. Lo ha riconosciuto anche Augusto Barbera, che non è esattamente un berlusconiano.

Il risultato è noto: hanno vinto i No, con uno scarto di quasi due milioni di voti. Tredici milioni di italiani volevano quella riforma, quasi quindici non la volevano. Lo scarto è una città grande come Napoli o Torino, non una valanga, una divisione. E sarebbe onesto riconoscere che tra quei quindici milioni c’è di tutto: chi aveva obiezioni tecniche genuine, chi ha votato per difendere lo status quo, e anche, inutile negarlo, chi da quella magistratura è stato colpito con un’interdittiva antimafia e aveva i suoi ottimi motivi personali per votare No.

Ieri, nella saletta dell’ANM del suo tribunale, una cinquantina di suoi colleghi hanno festeggiato cantando Bella Ciao e intonando “chi non salta Meloni è”. Poi, in omaggio alla collegialità corporativa, hanno dedicato un coro anche alla magistrata Imparato, che aveva avuto il torto di stare dall’altra parte. Lei era nel suo ufficio, al lavoro. E questo dice qualcosa di lei.

Ma non basta non esserci. Bella Ciao non è imparziale. “Chi non salta Imparato è” non è imparziale. Magistrati in una sede istituzionale che dedicano un coro da stadio a una collega non sono imparziali. E l’imparzialità non è un optional per chi esercita la giurisdizione: è il fondamento del patto con i cittadini.

Lei, dottor Gratteri, è sceso nell’arena. Ha fatto conferenze stampa, ha rilasciato interviste, ha guidato una campagna. Non può ora chiamarsi fuori e dire che non spetta a lei. Chi scende nell’arena deve anche rispondere di quello che succede nell’arena.

Allora la domanda è semplice: il problema che lei stesso ha descritto per anni — le correnti, il sistema Palamara — esiste ancora o no? Se esiste ancora, cosa pensa di fare? La riforma non le piaceva nei dettagli: bene, proponga i suoi. Ha l’autorità, ha la storia, ha la credibilità che molti suoi colleghi hanno bruciato ieri pomeriggio stappando champagne.

Il cambiamento che lei stesso ha invocato non è sparito insieme alle schede elettorali. È rimasto lì, irrisolto, nell’unica forma in cui continuerà a presentarsi: la fiducia dei cittadini in una giustizia che sembri davvero terza. Ieri, a Napoli, qualcuno ha lavorato duramente per eroderla.

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