Il peso del non detto

Tempi Moderni

Non è sempre necessario dire qualcosa perché quel qualcosa venga inteso.

Esiste una differenza, studiata dalla filosofia del linguaggio, tra ciò che una frase significa letteralmente e ciò che comunica nel contesto.
Paul Grice la chiamava implicatura conversazionale¹.

Funziona così: io posso dire una frase formalmente prudente, ma costruirla in modo che l’ascoltatore ne ricavi una conclusione ulteriore, non esplicitata.

Esempio semplice. Se dico:

“Le persone perbene voteranno No”

e poi aggiungo:

“Indagati e centri di potere voteranno Sì”

non ho formalmente affermato che tutti i votanti Sì siano delinquenti, ma ho creato una cornice morale binaria.

Il linguaggio pubblico funziona per inferenze.
Gli ascoltatori riempiono gli spazi.

Grice parlava di cooperazione comunicativa: quando qualcuno prende la parola, noi presumiamo che ciò che dice sia rilevante, intenzionale, selezionato.

Se vengono nominate solo categorie moralmente opposte, l’inferenza è altamente probabile.
Non siamo nel campo della logica formale, ma in quello della pragmatica.

In una conversazione privata, questa dinamica è fisiologica. Succede a tutti, di continuo.
In una campagna referendaria, è una dinamica potente. Allora, bisogna usare i guanti di velluto.
Se a parlare è un’istituzione, poi, la dinamica diventa delicata. Qui la soglia di tolleranza è minima, quasi zero.

Perché il ruolo istituzionale non è solo ciò che si dice, ma anche ciò che si lascia intendere.

Un magistrato, un ministro, un presidente non parlano mai solo da individui.
Parlano da posizione.
E la posizione amplifica l’implicatura.

In base al principio di cooperazione, l’ascoltatore presume che un magistrato selezioni le categorie in modo ponderato e istituzionalmente consapevole. Per questo l’inferenza morale non è arbitraria: è strutturalmente incentivata dal ruolo del parlante.

Quando una scelta costituzionale viene associata a categorie morali, il voto smette di essere solo una preferenza politica e diventa un indicatore identitario.

Non è questione di intenzione soggettiva, bensì di struttura comunicativa.

Le parole pubbliche non sono mai innocenti.
Ma alcune sono più pesanti di altre.

 

(¹) Le implicature conversazionali, teorizzate da Paul Grice, sono significati non detti esplicitamente ma ricavabili dal contesto. Nascono quando chi parla, pur restando cooperativo, sfrutta o devia dalle regole implicite della conversazione (quantità, qualità, relazione e modo), così che l’ascoltatore possa dedurre un senso ulteriore rispetto alle parole pronunciate.

Dichiarazioni rese in televisione durante la campagna referendaria: La7.it

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