Forse è vero che a Milano non ci sono più i milanesi.
Solo il 41,67% degli aventi diritto al voto nella città di Milano ha votato Sì.
Sicuramente non ci sono più i commenda di una volta. E la Milano da bere. Neanche fossero tornate le monetine.
Milano è una città non banale, che racconta sempre un pezzo di realtà nel modo più crudo possibile. Una cartina di tornasole.
E pure i ndranghetisti: tutti spariti. In Calabria ha votato Sì solo il 42,74%.
O forse sono tornati tutti giù, perché a Milano non si sono visti. E nemmeno a Bologna: nell’intera provincia solo il 36,38% ha votato a favore della riforma.
E non si sono visti neppure tutti gli indagati, imputati e condannati; i ladri, i corrotti, i delinquenti in generale.
Non dico a Milano, Bologna, Palermo o dove si vuole. Non si sono proprio visti, da nessuna parte. Evaporati.
Loro avrebbero voluto votare, ma l’Ultimo Samurai li ha spaventati.
Devono avere pensato: vuoi vedere che è un tranello? Ci rechiamo al seggio per votare e ci arrestano tutti!
Mica scemi, loro e il Samurai.
A ben vedere mancano anche i massoni deviati, che devono essersi tutti mimetizzati tra i bonzi, insieme a gesuiti ed euclidei.
Quante sciocchezze ho udito durante questa campagna referendaria. Alcune, in ordine sparso:
- il sorteggio truccato
- la Costituzione da difendere
- la democrazia in pericolo
- i pubblici ministeri sotto l’esecutivo
- i pubblici ministeri indeboliti nella lotta alle mafie
- i pubblici ministeri superpoliziotti che mandano in rovina la povera gente
In compenso la Giustizia è salva.
👩⚖️ Adesso la politica, grazie alla vittoria del No, non influenzerà più né la magistratura né la giustizia!
Cioè, non proprio. Il CSM continuerà ad essere eletto con logiche correntizie e politiche, sia per la componente togata che per quella laica. Va be’, ma è un dettaglio. Contano altre cose.
👩⚖️ La meritocrazia ha vinto: giù le mani dai magistrati valorosi e che ci rendono orgogliosi!
Più o meno. In verità le nomine per le posizioni apicali si continueranno a fare in base alla spartizione per correnti: lì ci mandi Tizio di cosa, là Caio di quell’altra. Le valutazioni di carriera? Non è che puoi rovinare un collega: che ti ha fatto di male? E poi nessun sistema è perfetto.
👩⚖️ Sì, ma la libertà dei magistrati almeno è assicurata!
Abbastanza… non sempre sempre sempre, ma spesso. Certo, se Coso, e dico Coso, ti dice di non toccare qua e di guardare là, poi tu fai di testa tua, e se permetti te ne assumi la responsabilità delle conseguenze. C’è un suggerimento? Anche per educazione. E un minimo di disciplina, ecco.
👩⚖️ Comunque, giudici e pubblici ministeri hanno già carriere separate!
Questo sì. Cioè, non proprio separate separate. Fanno lo stesso concorso, seguono gli stessi corsi, sono parte dello stesso organismo di autogoverno, si valutano le carriere a vicenda. Ma chi se ne frega, scusa? L’importante è che passa da requirente a giudicante lo zero virgola.
👩⚖️ Ma lo vogliamo dire? I cittadini hanno rischiato brutto! Per fortuna, oggi e sempre avranno un giudice realmente terzo.
Su questo non v’è dubbio: il giusto processo è regolato dall’art. 111 della nostra amata Carta. Certo, pubblico ministero e giudice sono colleghi. I fascicoli sono tanti. Non è che il giudice non legge, o legge appena appena, perché si fida del collega. Sì, c’è questa cosa delle valutazioni di carriera. A volte uno pensa: di che corrente sarà il p.m.? Tutte balle: vuoi che il giudice non lo sappia già?
👩⚖️ E la Costituzione? Abbiamo evitato che la scassinassero!
Non uno ma sette articoli della Costituzione… ho studiato. Per la verità erano tutti articoli della seconda parte, quella sull’ordinamento, ma la gente ci ha creduto. E pure sui padri costituenti, quante risate! E Falcone, Borsellino, Vassalli: quello diceva, quell’altro pensava. E tutti a ripetere… ma le risate!
Gli italiani sono un popolo meraviglioso.
Gli presentano una riforma per ridurre le distorsioni del sistema consociativo e clientelare voluto dalla Casta, che assicura privilegi alla Casta in cambio di minori garanzie per i cittadini.
E quelli che fanno? Ascoltano la Casta!
Macché, chiedi all’acquafrescaio com’è l’acqua? Ma devi essere scemo.
I parrucconi gli hanno combinato un bel servizio completo.
Hanno resuscitato i morti, i padri costituenti, i magistrati uccisi dalla mafia, se li sono intestati e gli hanno messo le parole in bocca e pure il significato.
E quelli ma che davero? davero? come boccaloni.
Poi hanno preso la Costituzione e ne hanno fatto un libro sacro.
C’hanno attaccato vicino giustizia e democrazia, ma tutto in maiuscolo, e ne hanno fatto una triade civica, un totem: Costituzione, Giustizia, Democrazia. E guai a chi lo tocca.
Hanno ingaggiato un frontman serio, un eroe contemporaneo capace di incarnare l’autorità morale e la forza vendicatrice. L’Ultimo Samurai.
Hanno mobilitato gli antifascisti a ogni costo, quelli che vedono i fascisti anche dove non ci sono: i sindacati di sinistra, l’associazione dei partigiani. Persino le femministe.
Si sono aggregati attori e comici, pronti a fare da testimonial. Gratis. Perché non ci sono soltanto quelli che sputano nel piatto dove mangiano.
E poi gli intellettuali, che si sa sono quasi tutti di sinistra e i comunisti sono i migliori quando c’è da fare propaganda.
I partiti dell’opposizione si sono leccati i diti delle mani e dei piedi. Non gli sembrava vero.
Quelli della maggioranza gli urlavano che pure loro volevano la separazione e il sorteggio.
E la gente non è che non gli credeva, ma non gli importava.
Quelli della maggioranza disperati.
Scanzi non ci stava nella pelle, perché poteva scrivere Bocc**no in un post dopo l’altro, tipo venti volte al giorno.
Bocc**no. Bocc**no. Bocc**no.
Sta in fissa. Boh.
Tra social, TV e giornale, Travaglio emetteva una fatwa al dì, ma senza dimenticare il precetto quotidiano di smerdare ogni sostenitore del Sì, sempre e comunque.
La rete non era indifferente: in millemila pubblicavano invettive contro la donna madre cristiana. Bruciavano bandiere, le mozzavano la testa, la dipingevano con i baffetti di Hitler: cose innocue da antifascisti.
Scanzi, ancora lui, leggeva e si gasava: allora ripeteva Bocc**no, tante di quelle volte che al povero Italo fischiavano gli orecchi.
I giornalisti perbene erano tutti disciplinati e non mancavano di suggerire al proprio popolo di osservare due minuti d’odio, almeno quattro o cinque volte al giorno.
Perché si sa, l’indignazione monda il peccato. E fa prendere voti.
Trump invece li fa perdere.
Per una volta anche i giovani erano della partita e non ci stavano nella pelle, perché finalmente potevano gridare un NO grandissimo contro il potere costituito. E ribellarsi e opporsi. In tantissimi gridavano abbasso la casta! e si sentivano rivoluzionari.
Non avevano capito che stavano mantenendo lo status quo.
Dice che i laureati hanno votato per il No. È colpa del Ministro dell’Università e della Ricerca (N.d.R. Anna Maria Bernini), che non ha istituito in tutti i corsi di laurea un modulo specifico, con minimo 4 crediti, per spiegare che la Giustizia italiana non c’entra un fico secco con Mr. Donald, la guerra, la geopolitica la benzina e il prezzo delle zucchine.
Fino a poco fa la fiducia nella magistratura era ai minimi storici. Cosa è cambiato?
Un evento catalizzatore — lo stesso referendum — ha creato le condizioni perché crescesse, come fenomeno sociale ovvero collettivo e individuale, la resistenza al cambiamento, che è una reazione naturale alla ricerca di stabilità e sicurezza.
Ne Il Gattopardo Tomasi di Lampedusa fa dire a Tancredi la frase, ormai celebre:
«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
Ci ha pensato il referendum a ristabilire l’equilibrio.
Pensavo fosse Giustizia… invece era un centro di gravità permanente.
Non vorrei però essere frainteso: ho romanzato le gesta del No ma il Sì ha le sue colpe.
La legge costituzionale non è passata perché il tutto, referendum compreso, è stato pensato e gestito male dal governo, che è il solo responsabile di questa debacle.
Ovviamente, non mi aspetto che qualcuno abbia voglia di fare i conti con i propri errori. E non parlo di dimissioni — la legislatura va portata a termine — ma di personalità e di competenze.
È semplicemente disarmante che nessuno avesse la responsabilità di suggerire a Giorgia Meloni e al governo la strategia efficace per portare a casa il risultato.
C’è stata improvvisazione.
A noi resta la bellezza non del sogno o dell’utopia, ma dell’esserci ritrovati insieme, con spirito di partecipazione collettiva, non in difesa di un interesse ma di un’idea.
Un arricchimento umano, etico e civico, di cui dobbiamo conservare lo spirito