Elogio della virgola

Elogi

La scrittura creativa è superata.
(Così dicono.)
Adesso si porta quella a cazzo di cane.
Come ti viene, non incaricartene.

Quelli che la punteggiatura non se la filano proprio.
Quelli che l’aggiungono alla fine, q.b., come il sale.

Prof, Ing, Avv, Sua Eccellenza.
Gente studiata, ma proprio con la laurea in bella mostra nella sua cornicetta.
Dice Noi Magnifico Rettore.., un figurone!

Articoli di giornale, sentenze, perizie, brochure, libri, varie ed eventuali: non si capisce una mazza.
Possibile che tutti ‘sti scienziati qui erano assenti proprio quando la maestra spiegava la punteggiatura? Tutti? Un’epidemia di rosolia selettiva. Puntualmente, il morbillo.
La sfiga, alle volte.

Però non è vero che non si capisce una mazza, perché ormai si capisce, pure senza.
Diciamolo: il linguaggio è cambiato.

E non sono stati gli sms, i meme, i social, i vocali e l’intelligenza artificiale.
Semmai hanno accelerato un trend che oggi è realtà.
La punteggiatura non si usa perché, in questo mondo, non serve.

E sì, la punteggiatura è diventata superflua. E mo?
Lentezza contro velocità è soltanto una concausa.
Articolazione contro flusso è la questione.

Il significato non è stato perso, quello c’è pure senza punteggiatura, ma manca di profondità, di sfaccettature. È povero.
Per avere un significato ricco, senza punteggiatura, c’è bisogno di contesto o di altri elementi (meme, audio, video) che un tempo sarebbero stati considerati orpelli e, in quanto tali, inutili e ontologicamente osceni.

La virgola, te la ricordi?
Dettava la pausa breve, separava le preposizioni, la usavi per le apposizioni e gli elenchi.
Bei tempi!
Mo se fai un’incisiva ti becchi ‘na querela.

La virgola da mo che è un optional.
C’è, non c’è, è uguale.
Eppure una virgola, una minuscola virgola, cambia il senso di una frase.
Ne sa qualcosa quel poraccio che ci rimise la capoccia.

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