Gli Eletti

Tempi Moderni

Il No ha vinto.

E soprattutto ha vinto un modo di pensare: conservare, proteggere, non toccare nulla. Lasciare tutto così, immutato.

È la regola fondamentale dei pragmatici: ciò che funziona non si tocca.

Per la casta dei magistrati — e per l’ecosistema che ci gira intorno, famelico, con cui si è alleata — è una manna dal cielo: il Popolo sovrano ha certificato il diritto assoluto ad essere al di sopra della Legge.

Perché da questa consultazione referendaria esce un verdetto chiaro: siamo tutti uguali davanti alla Legge.
Tutti tranne alcuni Giusti, su cui scende lo Spirito Santo all’atto del concorso in magistratura.

Sono gli Eletti.

Si riuniscono in un’associazione che è un potere a parte, tanto forte da occupare fisicamente un’ala di Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura.

L’ANM è un’associazione privata insediatasi nelle stanze di un’organismo previsto dalla Costituzione. Ma non la si chiami occupazione abusiva: non sarebbe appropriato per il popolo scelto dall’Altissimo.

Del resto, che parte della magistratura sia allergica alla questione delle occupazioni abusive è un fatto.

I malpensati ipotizzano che la nonchalance con cui certa magistratura ideologizzata sia riluttante a cedere alle assurde pretese dei legittimi proprietari di immobili dipenda dall’insignificante circostanza che le doglianze siano estranee, in fondo, ai precipui interessi delle toghe: fossero loro le case, col cazzo che se le farebbero occupare!

Sono gli Eletti.

Hanno associazioni nell’associazione — che si chiamano correnti perché partiti offende i benpensanti — con cui tessono un velo magico e simbolico fatto di interpretazioni d’autore. I maligni le definiscono posizioni ideologiche, ma è solo l’invidia.

Si realizza il sogno di bellezza de Le Grazie, poema incompiuto del Foscolo, di liceale memoria — “Mesci, odorosa Dea, rosee le fila”.

Ecco Flora, dea dei fiori, a tessere quel velo carico di bellezza, etica e poetica: ed è subito un turbinio di carriere immacolate, poltrone dorate e speranze di resistenza sublimate nel candore effervescente delle bollicine.

L’invasore è vinto, è battuto! Dolce è il canto, come si conviene alle vergini e alle mondine.

Sono gli Eletti, in tutti i sensi.

Si candidano nelle fila delle correnti, fanno campagne elettorali e chiedono voti. Eletti in difesa degli Eletti che sono anche elettori.

Ogni quattro anni a difesa di carriere purissime.

Al momento dei rarissimi procedimenti disciplinari, si ripete il miracolo del martirio: s’immolano come San Giorgio perché l’Eletto ed elettore, ingiustamente incolpato, resusciti.

E l’incolpato resuscita, quasi sempre.

Se lascia un poveraccio, che ha scontato la pena, ingiustamente in carcere per mesi, San Giorgio l’Eletto lo grazia.
E l’elettore ringrazia.
Perché l’errore è di scarsa rilevanza.

Il peccato autentico, semmai, è tradire lo spirito della Casta.
Come quella Imparato, che s’approssimò a svelare tutti i segreti di Pulcinella: alla gogna!

Chi è abbastanza puro da meritare una poltrona?

Alcuni impuri hanno osato sostenere che il merito risiederebbe nelle opere: pagani!

La purezza sta nell’appartenenza, nell’identità.

Vota e fai votare.

Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare

 

 

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