Possiamo dirlo senza giri di parole: basta con la retorica dei padri costituenti.
Ne abbiamo già parlato ne La sacralizzazione della Costituzione: il problema non è il rispetto — doveroso — ma l’uso improprio che se ne fa oggi. Si prendono frammenti di discorsi, frasi isolate, e li si piega a sostegno di tesi attuali, come se quelle parole fossero eterne, immutabili, automaticamente applicabili a ogni contesto.
Non funziona così.
Intanto, un dato giuridico elementare: la Costituzione prevede espressamente la propria revisione. L’articolo 138 non è un incidente, è parte dell’impianto. Significa che i costituenti non pensavano a un testo intoccabile, ma a un equilibrio capace di evolvere.
Ma il punto vero è un altro.
Sono passati quasi ottant’anni. Non siamo più quel Paese, non viviamo più in quel mondo. I padri costituenti che oggi vengono evocati come autorità morali assolute erano uomini immersi in un’esperienza storica radicalmente diversa: due guerre mondiali, il fascismo, le leggi razziali, la guerra civile, un Paese distrutto da ricostruire. È in quel contesto che hanno pensato e scritto.
Noi siamo altrove.
Basta ricordare alcuni passaggi: il suffragio universale è del 1946, con il primo voto delle donne; il divorzio arriva nel 1970 e viene confermato solo nel 1974; l’aborto sarà regolato tra il 1978 e il 1981; e fino al 1981 esisteva ancora il delitto d’onore. Non parliamo di dettagli, ma di un sistema di valori e di diritti profondamente diverso da quello attuale.
Davvero possiamo pensare che persone intelligenti, come lo erano i costituenti, se vivessero oggi — con altri ottant’anni di storia alle spalle, con la conoscenza del mondo contemporaneo — ragionerebbero esattamente come nel 1947?
E soprattutto: chi può arrogarsi il diritto di dirlo?
Attribuire loro una posizione attuale, sulla base di frasi estrapolate da un contesto storico completamente diverso, è un’operazione arbitraria. Non è rispetto: è una forma di appropriazione.
C’è una metafora che può aiutare.
Nei libri di scuola si studia ancora il modello atomico di Bohr. È semplice, intuitivo, fondamentale per capire un passaggio cruciale nello sviluppo della fisica. Ma è un modello superato. Lo era già pochi anni dopo la sua formulazione. Oggi nessuno scienziato lo userebbe per descrivere davvero la struttura dell’atomo.
Eppure nessuno si sognerebbe di ridicolizzare Bohr: il suo contributo è stato decisivo. Ma proprio per questo lo si colloca nel suo tempo e nel percorso della conoscenza, non lo si trasforma in un riferimento operativo attuale.
In diritto dovrebbe valere lo stesso principio.
I padri costituenti sono fondamentali per capire da dove veniamo, quali problemi abbiamo affrontato, quali valori abbiamo voluto affermare. Ma non possono essere usati come un argomento definitivo nel dibattito di oggi, come se il tempo non fosse passato, come se l’esperienza storica non contasse.
Il rispetto non sta nel congelarli. Sta nel riconoscere che, se fossero qui oggi, sarebbero diversi. Come lo siamo noi.
E forse, proprio per questo, avrebbero qualcosa di nuovo da dire.