La fiducia perduta (lettera a Nicola Gratteri)

Tempi Moderni

Negli ultimi anni Nicola Gratteri è diventato una delle figure pubbliche più visibili della magistratura italiana. Non solo per le inchieste e il ruolo che ricopre, ma anche per la presenza costante nel dibattito pubblico: interviste, libri, conferenze, interventi sui media.

Quando un magistrato assume una posizione così esposta, è inevitabile che le sue parole e le sue scelte vengano osservate e valutate anche da cittadini che non appartengono al mondo della giustizia, ma che guardano alle istituzioni con interesse e, spesso, con aspettative molto alte.

Tra queste aspettative c’è anche quella della coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Non è una pretesa morale astratta: nella comunicazione pubblica la credibilità si costruisce proprio su questo equilibrio.

Le riflessioni che seguono nascono da qui.
Non sono un’analisi giuridica, ma la reazione – civile, personale e politica – di un cittadino che prova a ragionare sui fatti e sulle parole.

Per questo ho scelto una forma semplice e diretta:
ho scritto una lettera a Nicola Gratteri.
Di pugno.

Lettera a Nicola Gratteri

Gratteri Nicola.
Sempre lui.

Dice che non vuole essere strumentalizzato.
E parla.

Dico io: o stai zitto oppure pesa le parole.

Nicola,
lo so che sei abituato a comandare.
Che non ami essere contraddetto.
Che chiedi e i giudici eseguono.

Ma, quando sei venuto a Napoli a fare il procuratore capo, io mi aspettavo una cosa semplice: che ti occupassi della Procura.
Di tutti i reati, non solo di alcuni.

Perché mentre tu combatti droga e camorra — e fai bene, per carità — c’è un’altra cosa che cresce tranquilla:

Sua Maestà l’Impunità.

Se una procura archivia laqualunque, tranne poche cose che stanno a cuore al capo, l’impunità aumenta.

Se te ne vai in giro a presentare libri, a fare conferenze, a cercare l’arca perduta, a pazziare nei podcast con i giovani, a fare interviste e comparsate tv, allora la domanda nasce spontanea:

Ma Nicola, invece di faticare, che stiamo inguaiati di questa maniera, se ne va in giro a zunzuliare?

E mo ti metti pure a fare l’Ultimo Samurai.

Tu avevi detto:

  • riduciamo lo strapotere delle correnti
  • sono a favore del sorteggio, anche a costo di cambiare la Costituzione
  • la madre di tutte le riforme è quella del CSM

Nico’, ma ti sei scordato?
E ti devi prendere l’olio di pesce.
Fanno delle pilloline gialle, lo so perché ogni tanto, 𝑡’𝑎𝑔𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑖𝑐𝑒𝑟𝑒 ‘𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎̀, me le prendo pure io. Non lo so se servono, ma male non fanno.

Tornando a noi, sei incoerente.
Mi dispiace, ma te lo devo dire.

Ma come, ti sei sempre schifato con l’ANM, e ti metti a capo della banda delle correnti?
Quello stesso sistema, degenerato e clientelare, che fino a ieri dicevi di combattere?

Ma è normale se ce l’ho con te: non mi fido più.
Non c’è peggior nemico di chi ha creduto.
Soprattutto nell’idea: è la delusione.

Le persone serie stimano le persone, ma valutano i fatti.
L’onestà è innanzitutto onestà intellettuale.
E la fiducia, una volta persa, fatica a tornare.

Avrai forse la fede di alcuni: quella di tante persone che ti seguono.
Ma quella, per l’appunto, è fede e non fiducia.
Certezza di cose che non si vedono.

La fiducia è diversa, si basa su una cosa antica: la coerenza.

Io vedo, Nicola. Eccome se vedo!

Vedo che usi con disinvoltura la retorica per fare propaganda, la peggiore.
Vedo che fai parte di un ecosistema in cui PD e M5S sono solo pezzi e neppure i principali.
Il motore della locomotiva sono certi media, che alimentano la base, muovono le fila, serrano i ranghi, ordinano di azzannare.
Fanno il lavoro sporco: insinuano, bullizzano, ridicolizzano, fomentano e, ovviamente, mistificano.

Hanno messo in piedi una macchina — c’era prima di te, lo riconosco, ma tu ci sei saltato su — che si basa sul supporto di orde di populisti frustrati, autentici fondamentalisti, facilmente manipolabili.
Un esercito a basso costo.
Si comandano meglio dei droni.

E tu che c’entri con questa gente?

Lo capisci, vero, che questa cosa non posso perdonartela.
Intendo dire moralmente.

Hai mai letto Il muro di Jean-Paule Sartre?
Se non l’hai fatto, te lo consiglio.

Ecco, io penso che tu sia al di là del muro.
Non lo so come ci sei finito.
Confesso di non capire.
Sento che mi manca un pezzo.

Quando te ne sei uscito con “i delinquenti voteranno Sì, le persone perbene No”, ho scomodato Paul Grice per spiegare che, nella comunicazione pubblica, il peso del non detto è enorme.
Sei un uomo scaltro, intelligente: puoi capire da solo.
Il contesto, il ruolo, la scelta delle parole sono decisive.

Successivamente, mi sono chiesto se tu non fossi vittima del bipensiero, come il protagonista di 1984.
Te lo immagini? George Orwell a Palazzo dei Marescialli.

E, infine, è toccato a Palmiro Cangini, il mitico assessore alle varie ed eventuali del comune di Roncofritto.
Quello che iniziava i comizi in tono solenne:

«Tutto quello che diremo noi ci dissociamo.»

Un genio.
Almeno allora, quando ancora si supponeva che, in politica, la coerenza fosse una cosa che contava.
Oggi Cangini non becca un voto: in pensione, vai.

La coerenza. Do you know “coerenza”?

Un nobel, un filosofo, un visionario e un comico.
Sembra una barzelletta.

C’erano un tedesco, un napoletano e Nicola.

Dai che scherzo!
Il tedesco non c’era.

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