Accusare la propaganda ma insegnare tecnica e slogan

Analisi retorica

La prima puntata della nuova stagione del podcast A parole tue, condotto dalla deputata M5s Vittoria Baldino con ospite Gianrico Carofiglio¹, si propone come una riflessione sul rapporto tra linguaggio politico, verità e manipolazione.

Prima di partire, e solo per chi avesse fretta, ecco un riassunto dell’articolo.

Abstract

La prima puntata della nuova stagione del podcast A parole tue, con Vittoria Baldino e Gianrico Carofiglio, si presenta come una riflessione sul linguaggio politico: verità, responsabilità delle parole, manipolazione.
Già nel testo introduttivo il quadro morale appare definito: termini come precisione, onestà, verità e perfino resistenza vengono associati alla propria posizione, mentre propaganda e mistificazione sono attribuite agli avversari politici.
Ascoltando l’episodio emerge però un elemento diverso.
Più che un’analisi del linguaggio pubblico, la conversazione diventa progressivamente una spiegazione di come impostare lo scontro comunicativo: non accettare il terreno dell’avversario, dichiarare che mente, proporre uno slogan alternativo e ripeterlo.

Dalla responsabilità delle parole alla meta—retorica

L’episodio ruota attorno a un’idea semplice: da una parte ci sarebbero forze politiche che deformano i fatti attraverso slogan e propaganda; dall’altra chi tenta di riportare il dibattito su un terreno di chiarezza e responsabilità linguistica.

Ascoltando l’intera conversazione, però, emerge un paradosso interessante.
Nel corso della puntata, infatti, la riflessione sul linguaggio si trasforma progressivamente in una lezione su come gestire e vincere lo scontro comunicativo.

A un certo punto della conversazione (intorno al minuto 28) l’impostazione diventa esplicita: si inizia a parlare di tecnica.
L’argomento non è più “come chiarire un tema complesso”, ma “come neutralizzare la posizione dell’avversario” nello spazio pubblico.

La tecnica suggerita per rispondere all’avversario si basa su pochi punti chiave:

  • non accettare il terreno dell’avversario;
  • non ripetere le sue parole;
  • dichiarare subito che mente;
  • proporre uno slogan alternativo;
  • eventualmente spiegare dopo;
  • chiudere ribadendo lo slogan.

Un esempio di frase retorica suggerita da Carofiglio (intorno al minuto 26) quale arguta argomentazione con cui controbattere è:

Chi vorrebbe il consiglio comunale eletto con il sorteggio?

Più avanti, intorno al minuto 29, Carofiglio insiste con ulteriori esempi, evidentemente grotteschi: dal medico ortopedico che opera al cuore all’équipe medica sorteggiata.

In questi passaggi Carofiglio ricorre a un meccanismo retorico abbastanza comune: il trasferimento analogico improprio. Il tema in discussione viene spostato su un contesto completamente diverso — per esempio quello medico — per costruire un’associazione immediata nella mente dell’ascoltatore².

L’esempio dell’ortopedico chiamato a operare al cuore, o quello di un’équipe chirurgica sorteggiata tra medici di qualsiasi specializzazione, non chiarisce il problema istituzionale di cui si sta parlando; serve piuttosto a evocare una reazione intuitiva di rifiuto. Non è una spiegazione del tema, ma una costruzione retorica che sposta il giudizio dal merito della questione all’impatto emotivo dell’analogia.

Un altro passaggio significativo riguarda l’espressione “scassinare la Costituzione”, usata per descrivere le proposte di riforma sostenute dagli avversari politici.

Si tratta di una scelta linguistica tutt’altro che neutra. Il verbo scassinare appartiene al lessico penale: richiama l’idea di un reato, di un’azione clandestina e violenta compiuta contro qualcosa che dovrebbe restare inviolabile.

In questo modo una discussione su assetti istituzionali e regole costituzionali viene implicitamente trasportata sul terreno della colpevolezza morale. Come ha osservato anche il magistrato Gennaro Varone in una sua analisi³, parole di questo tipo funzionano come marcatori morali: non descrivono semplicemente una proposta politica, ma la incorniciano come un atto illegittimo o addirittura criminale, orientando il giudizio prima ancora che il merito della questione venga esaminato.

Potrebbe interessarti questa conversazione con il dott. Gennaro Varone che muove dal tema delle separazione delle carriere.

Un passaggio analogo riguarda il tema della separazione delle carriere. Nel podcast si afferma che in Italia esisterebbe già, perché solo pochi magistrati passano ogni anno dalla funzione requirente a quella giudicante o viceversa.
L’argomento è però giuridicamente infondato.

Nel sistema italiano, infatti, pubblici ministeri e giudici appartengono allo stesso ordine e condividono lo stesso percorso di carriera: il fatto che i passaggi tra funzioni siano numericamente limitati non equivale affatto a una separazione delle carriere. Si tratta piuttosto di un esempio di semplificazione retorica: un dato marginale viene presentato come se descrivesse l’assetto istituzionale, producendo nell’ascoltatore l’impressione che il problema non esista.

In questo caso non è solo il contenuto dell’affermazione a produrre effetto, ma anche la posizione dell’oratore.

Gianrico Carofiglio non è percepito come un esponente politico: è un ex magistrato, uno scrittore molto letto e una figura spesso presentata come esperta di linguaggio pubblico. Questa posizione conferisce alle sue affermazioni un peso particolare.

Quando una tesi giuridicamente discutibile viene espressa da una figura percepita come autorevole, l’ascoltatore tende a considerarla plausibile senza interrogarsi sul dettaglio tecnico. L’autorità della fonte finisce così per rafforzare l’impressione che il problema evocato dagli avversari sia in realtà inesistente.

C’è quasi un effetto di meta—retorica in questo tipo di discorso.
In informatica esiste una curiosità linguistica chiamata acronimo ricorsivo: per esempio PHP significa “PHP: Hypertext Preprocessor”, cioè una sigla che si definisce usando sé stessa.

Qualcosa di simile accade qui: si denuncia la propaganda mentre si spiegano tecniche per costruire slogan efficaci, si parla di etica del linguaggio mentre si mostra come orientare lo scontro comunicativo.

La retorica che critica la retorica finisce così per metterla in pratica.

 

Note

(1) Gianrico Carofiglio, ex magistrato, scrittore, professore universitario a contratto, ex senatore in quota PD, già consulente della commissione parlamentare antimafia.

(2) «Quando si sente dire che neppure l’amministratore di condominio è sorteggiato, si ascolta un convincimento balordo, forzato, privo del contesto di complessità che svelerebbe la falsità della metafora.» – Gennaro Varone, conversazione sulla separazione delle carriere (Sedimenti).

(3) Nella raccolta di riflessioni “La separazione delle carriere dei magistrati. Riflessioni in vista del referendum” edita da Il Viandante a febbraio 2026, l’autore Gennaro Varone ne parla nel paragrafo dal titolo “Il significato delle parole”, con particolare riferimento alla democrazia rappresentativa.

 

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