Prima lo strapotere delle correnti, il sorteggio puro, la madre di tutte le riforme. Poi la difesa dell’assetto esistente. A parlare sono stati Nicola Gratteri e Nino Di Matteo. I detrattori: incoerenti e in malafede. E se la spiegazione fosse un’altra?
Nel romanzo 1984 di George Orwell c’è un concetto meraviglioso: il bipensiero.
Il bipensiero è la capacità di sostenere due tesi contraddittorie, credendo a entrambe.
Non è ipocrisia, non è menzogna consapevole: è un adattamento mentale a qualcosa.
Nel romanzo di Orwell quel qualcosa è il Partito, che dice:
“La guerra è pace.”
E il cittadino, per sopravvivere, interiorizza la formula. Non è che finge, crede perché assorbe, introietta.
Ora, prendiamo Nino Di Matteo, che dice¹:
L’appartenenza a una cordata è criterio vicino al metodo mafioso…
Lo ridirei, lo riaffermo.
Poi però, si schiera in difesa del sistema delle correnti e dell’assetto esistente, dichiarandosi pertanto contrario alla riforma che interviene proprio lì.
Prendiamo Nicola Gratteri, che dice²:
Bisogna modificare il CSM per ridurre lo strapotere delle correnti…
Serve il sorteggio puro…
È la madre di tutte le riforme…
Anche a costo di cambiare la Costituzione.
Potrei citare anche altri magistrati, più o meno sulla stessa falsariga, senza aggiungere nulla di più al discorso.
Allora la domanda è semplice. Magistrati con quasi quarant’anni di carriera, con esperienza, intelligenza, esposizione pubblica: è possibile che non vedano la contraddizione?
Qualcuno che guardava i video con Gratteri, i podcast, le interviste; e leggeva i suoi libri, quindi sa cosa sostenesse pubblicamente — non tutti, ma almeno qualcuno — deve avere pensato:
“Che delusione! Non è possibile, qualcosa non torna: è incoerente o in malafede?”
Io stesso ho criticato duramente queste posizioni.
Poi ho pensato a Orwell (le letture giovanili servono, altroché).
E che, a ben guardare, ci potrebbe essere un’altra spiegazione.
Così ho riformulato la domanda:
E se quarant’anni dentro un sistema — dove il CSM è architrave, le correnti sono fisiologia, l’identità del PM è struttura — producessero una forma di auto-coerenza interna?
Torno a 1984, solo per un attimo.
Nel romanzo, il protagonista Winston Smith lavora al Ministero della Verità.
Il suo compito è riscrivere il passato perché coincida con il presente.
Sa che sta falsificando.
Sa che ieri si diceva il contrario.
Eppure deve convincersi che ciò che oggi è vero è sempre stato vero.
Il Partito non si accontenta dell’obbedienza, vuole l’adesione interiore.
Vuole che la contraddizione non produca frattura.
Non basta dire che due più due fa cinque.
Bisogna crederci.
L’obiettivo non è la menzogna, ma la ristrutturazione della mente.
Fine della digressione sul romanzo, torniamo al nostro sistema: il p.m., l’identità, il CSM, le correnti.
In 1984 il bipensiero è imposto dal Partito. Qui nessuno impone nulla.
Ma un sistema può essere interiorizzato.
Puoi credere davvero che le correnti siano un male.
E, nello stesso tempo, credere che difendere l’assetto attuale coincida con difendere la magistratura.
Quando un sistema viene interiorizzato, non plasma solo le decisioni.
Finisce per modellare il pensiero, il linguaggio, perfino la percezione della realtà.
E da lì discendono anche le categorie morali: si ridefiniscono le parole e si separano i buoni dai cattivi.
Puoi denunciare il metodo mafioso.
E poi considerare inevitabile il meccanismo che avevi definito tale.
Solo se capovolgo il punto di vista posso comprendere: non sono loro ad essere incoerenti, ma sono io a percepire la loro incoerenza. Mentre, dal punto di vista dei nostri magistrati, è pura coerenza identitaria.
Il punto non è se mentono, ma se vedono.
La domanda che mi sono posto, con mio sommo dispiacere, non ha nulla di ironico, semmai è inquietante:
È possibile restare per decenni dentro una struttura di potere senza che questa struttura plasmi la tua idea di giustizia?
Però non funziona ancora la domanda così posta, perché è impersonale. Mentre conta prima capire chi e cosa sono stati questi magistrati, questi pubblici ministeri, in questa struttura. Solo dopo puoi porti quella domanda.
Se per decenni hai vissuto dentro un’idea di pubblico ministero, come: motore dell’azione penale, custode della moralità pubblica, figura naturalmente legittimata, soggetto raramente smentito dal GIP, perno della dinamica processuale; se sei stato tutto questo, è plausibile che tu abbia interiorizzato una visione in cui la tua posizione coincide con l’interesse generale?
Direi che è plausibile. Potrebbe.
E, se fosse così, si spiegherebbe anche perché sia così impercettibile e insignificante, per te, il rischio di conflitto tra potere e garanzia.
È un’ipotesi che mi sconcerta, avrei preferito derubricare la faccenda a un caso di malafede o incoerenza. Così, senza approfondire. Come si fa quando non si capisce il perché: si appiccica l’etichetta e via. Caso irrisolto.
E invece. Forse li sto prendendo in giro.
O forse no, sto davvero ipotizzando che siano vittime di un meccanismo descritto da quel geniaccio di George Orwell.
Non so quale delle due cose sia più preoccupante. Se mentono, è grave; se credono a entrambe le cose, è strutturale.
Confesso: “strutturale” mi preoccupa. Le patologie strutturali sono sempre più difficili da curare di quelle (colpe, patologie) individuali.
Purtroppo, a questo giro non è dato essere sommari.
L’avrei volentieri sbrigata con scanzonata arroganza:
“Ci sono o ci fanno?”
Mentre la domanda, alla fine, è molto più rilevante e anche angosciante:
Quanto è pervasivo, al suo interno e all’esterno, un Sistema che riesce a rendere compatibili le sue contraddizioni?
Note:
(1) In occasione di interviste, anche video, il magistrato Nino Di Matteo ha dichiarato:
«𝐿’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑙’𝑢𝑛𝑖𝑐𝑜 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑡𝑒𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑎𝑡𝑡𝑎𝑐𝑐𝑎𝑡𝑖 𝑒 𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎𝑡𝑖, 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑣𝑖𝑐𝑖𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑎𝑙 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜 𝑚𝑎𝑓𝑖𝑜𝑠𝑜.»
«𝐼𝑜 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑖, 𝑙𝑜 𝑟𝑖𝑑𝑖𝑟𝑒𝑖, 𝑒 𝑙𝑜 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖, 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑖𝑙𝑒𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑖𝑔𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑚𝑎𝑔𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑐𝑟𝑖𝑡𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑎𝑑 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑜 𝑎𝑑 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑔𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑖 𝑒̀ 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑠𝑖𝑚𝑖𝑙𝑒 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜 𝑚𝑎𝑓𝑖𝑜𝑠𝑜.»
Ciò malgrado, nel corso della campagna per il referendum di marzo 2026, Di Matteo ha dichiarato la sua contrarietà alla riforma della giustizia.
(2) In occasione di interviste, anche video, il magistrato Nicola Gratteri ha dichiarato:
«𝐼𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑆𝑢𝑝𝑒𝑟𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑀𝑎𝑔𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎 (𝐶𝑆𝑀) 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑑𝑢𝑟𝑟𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖. 𝑃𝑢𝑟𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜, 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒, 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜, 𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜, 𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑜. 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑟𝑒, 𝑠𝑒 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑜, 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑣𝑜𝑡𝑖 𝑡𝑟𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑎𝑡𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑎𝑙𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑛𝑜 ℎ𝑎𝑖 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒𝑛𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑒 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑣𝑜𝑡𝑎𝑡𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑖. 𝐹𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑖𝑙 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑜. 𝐸, 𝑠𝑒 𝑢𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑖𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑖𝑛 𝑔𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑝𝑜𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑎𝑟𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑐𝑢𝑟𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎. 𝐸 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖, 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑚𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑖𝑓𝑜𝑟𝑚𝑒 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑆𝑀 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑑𝑎 𝑙𝑖̀ 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜. 𝐸 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑑𝑜𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑚𝑒𝑟𝑖𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜.»
Ciò malgrado, nel corso della campagna per il referendum di marzo 2026, Gratteri ha dichiarato la sua contrarietà alla riforma della giustizia.